Archive for the ‘Isbn’ Category

American Dust. Prima che il vento si porti via tutto, Richard Brautigan

3 dicembre 2011

 

 

 

American Dust. Prima che il vento si porti via tutto (So The Wind Won’t Blow It All Away) è il penultimo romanzo di Richard Brautigan.

Romanzi del genere li riesci a scrivere solo se hai visto il fondo della sconfitta, o se sei già morto: non sei capace di quella intensità mite, di quella convalescente economia di parole se sei ancora vivo, o vincente. Per urlare così sottovoce, devi essere finito. Allora ti spetta una dolcezza che, in compenso, è infinita. (Alessandro Baricco)

 

Arrivano tutte le sere, d’estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L’alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprare qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La Seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sottobraccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda, prima che il vento si porti via tutto, l’America e i suoi sogni, l’alcolizzato e le sue bottiglie, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell’impresario di pompe funebri e l’odore di gas in casa. La scelta, leggera e terribile, tra hamburger e proiettili, un colpo di fucile in un campo di meli e l’amico bello e ferito, lasciato lì a morire dissanguato.

La polvere. Uno degli elementi basilari della cultura americana. L’America dei ranch, delle carovane e dei caravan, delle strade spazzate dal vento. Polvere di stelle. L’America che ha costruito il proprio mito sulla propria infima natura prematerica, sulla propria scomposizione parcellizata, sulla propria volatilità sporca, il proprio confondersi nel vento caldo.
La polvere che copre come una maschera ironica i volti dei piloti di “rottami vaganti” che attraversano l’America in cerca sempre di un altro che cosa.
Duello al sole in preproduzione si chiamava Lust in the dust (lussuria nella polvere). Furore: nuvole di polvere. Il finale di Nickelodeon, di Bogdanovich, registra, in un gioco di specchi, la totale adesione del mito cinematografico al mito della polvere alzata dal vento in un luogo selvaggio e squallido. La polvere del deserto e quella della miseria, fuse nelle canzoni di Springsteen. La polvere di Richard Brautigan è sedimentata sui ricordi che vogliono esplodere e cambiare strada, vorrebbero correggere il passato e redimere il destino, magari con l’aiuto di Superman, che in un fermo fotogramma generoso anche se forse troppo caustico, gli avrebbe consigliato di comprarselo qual cavolo di hamburger, invece di pensare a quelle maledette pallottole…

 

 

 

Il testo in corsivo è tratto da Blog senza qualità

 

 

 

 

Il libro in italiano (Isbn editore)

 

 

 

Il libro in lingua originale (Cengage Learning, Boston)

 

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC

Marshall McLuhan, Douglas Coupland

29 luglio 2011

 

 

 

Marshall McLuhan è la biografia del grande sociologo canadese scritta da Douglas Coupland, edita in Italia da Isbn edizioni.

 

Può la storia di uno dei più grandi cervelli dell’ umanità essere raccontata proprio attraverso l’ evoluzione del suo cervello? Se il mezzo è davvero il messaggio allora l’autore non poteva trovare mezzo migliore di questa singolare biografia dal titolo (negli Usa) rubato a Woody Allen – Marshall McLuhan: Lei non sa nulla del mio lavoro! – per ri-raccontare al mondo il messaggio del grande canadese: giusto nel centenario della nascita, 21 luglio 1911. La strana coppia è meno strana di quello che può sembrare.

«Che cosa l’ ha attratta del soggetto?» ha chiesto all’autore la Paris Review. «Per la verità nulla. Un amico che stava raccogliendo biografie di canadesi che scrivono di altri canadesi mi ha chiesto se volevo occuparmene». La verità è che il soggetto era l’ inevitabile approdo dello scrittore che da Generazione X in poi ha giocato anche nei titoli – Microserfs, JPod – con le icone del nostro tempo (…) Per le duecento e passa pagine del libro viene quasi sempre chiamato semplicemente col nome: “Marshall”. E come a un vecchio nonno si perdonano certe cadute di stile e pensiero: per esempio sull’ omosessualità.

«In un campus universitario del 2010 sarebbe durato tre minuti» scrive l’autore – un maestro della letteratura gay. «E forse solo il suo silenzio quasi totale, in pubblico, sui quei punti di vista reazionari su politica e società, sessualità e peccato, gli ha impedito di essere marginalizzato anche ai suoi tempi».

Ma allora chi era davvero questo sociologo visionario? Già il titolo tende a sfatare il grande equivoco di sapere già di cosa stiamo parlando: dal “villaggio globale” al “mezzo e messaggio”. Ricordate Io e Annie? Woody è lì in fila al cinema e c’ è un professorone che dotteggia. Allora lui, spazientito: «Lei non sa nulla di Marshall McLuhan». E il professore: «Si dà il caso che io tenga alla Columbia un corso su Tv, Mediae Cultura!».E Woody: «Si dà il caso che McLuhan si trovi proprio qui dietro…». Dalla fila spunta proprio lui: «Ho sentito cosa stava dicendo: ma lei non sa nulla del mio lavoro!». Coupland parte dalla vendetta di Woody per ridisegnare il suo Marshall: profeta più che studioso. Il mondo interconnesso a immagine e somiglianza del suo particolarissimo cervello è il mondo in cui oggi comanda quell’ Internet che il nostro sociologo «ha anticipato di quattro decenni». È un mondo che soffre di una strana malattia: “La malattia del tempo”. La rete ha trasformato la realtà in eterno contemporaneo.

 

«Troppa informazione» diceva già Arthur Koestler (e cantavano i Police). L’autore non dà giudizi. Ma dice che proprio per questo «McLuhan oggi è più importante che mai». Il mezzo è il messaggio «significa che il contenuto visibile di ogni media elettronico è insignificante: è il mezzo stesso che ha l’ impatto più importante – un fatto rafforzato dalla verità oggi medicalmente inconfutabile che le tecnologie che usiamo cominciano ad alterare il modo in cui il nostro cervello funziona». Siamo insomma all’ iBrain: il cervello interattivo come un iPhone di cui parla il neuroscienziato californiano Gary Small . E che ci rimanda «all’ altro cliché: Il villaggio globale»: anche questo «un modo di parafrasare il fatto che le tecnologie elettroniche sono un’ estensione del sistema nervoso dell’ uomo». Le tesi ovviamente possono convincere o meno: ma questo non è un libro di massmediologia. Gli appassionati del genere si rivolgano altrove. Per esempio al nuovissimo A History Of Communications in cui Marshall T. Poe – uno di quei professoroni di Princeton e Columbia che farebbero inorridire Woody – demolisce invece il centenario del più illustre omonimo: la sua teoria, dice, è «scritta in maniera per niente chiara» e per essere interpretata andrebbe «ricostruita pezzo per pezzo come un mostro di Frankenstein». Non è un complimento. Ma a quel cervellone di McLuhan – che venerava, Coupland insegna, l’ arguzia di G. K. Chesterton e la prosa enigmistica di James Joyce – forse anche per questo non sarebbe dispiaciuto.

 

 

Il testo è un articolo di Angelo Aquaro pubblicato su Repubblica.it il 16-06-11

 

 

 

 

Il libro

Douglas Coupland, Marshall McLuhan, Isbn, Milano, 2011

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

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Sentimenti sovversivi, Roberto Ferrucci

18 luglio 2011

 

 

In Sentimenti sovversiviRoberto Ferrucci fa i conti con una vergogna individuale e collettiva, un sentimento che cessando di essere il cratere in cui ogni cosa collassando scompare vuole recuperare la propria dimensione di argine, di limite, e opporsi orgogliosamente, persino sdegnosamente, al disastro etico di questi anni.

Il libro è stato appena pubblicato da Isbn dopo un’edizione bilingue a opera della Maison des écrivains étrangers et des traducteurs.

Nel suo ritiro francese di Saint-Nazaire, seduto davanti all’Atlantico, l’io narrante (di fatto lo stesso autore) vorrebbe raccontare una storia d’amore ma la percezione continua dell’Italia contemporanea, di questo “paese oscuro”, agisce sotto forma di un prurito psicologico, di un’interferenza che irretisce e distrae. Parte da qui “un viaggio di parole”, la cronaca di una miseria sociale e morale a cui sembra non si possa che soccombere. A sconvolgerlo è il crollo drastico di tutto ciò che salvaguardava i corpi e le loro relazioni. Un senso di esasperazione, quello dello scrittore veneziano, che fa venire in mente ancora un altro libro all’interno del quale ci sono pagine capaci di fornire una descrizione feroce del nostro presente.

 

Forse l’autore a volte  cede a una tentazione censoria (in pagine nelle quali l’accento moralistico prende forse il sopravvento) ma perlopiù fa del proprio sguardo argine attraverso una scrittura che rende visibile tutto ciò che è, o potrebbe essere, tenerezza (intendendo per tenerezza la capacità di sentire la naturale indistruttibile vulnerabilità di ogni fenomeno). Nella registrazione minuta dell’esistente, nella necessità di osservarlo e renderne conto, l’autore si rivela uno straordinario fenomenologo sentimentale.
E descrive una direzione che nascendo da questo presente si allunga verso il futuro.

A un paese baracca fondato sullo smaltimento del limite si reagisce restituendo forma alle cose, ripristinando i contorni: quelli dell’andatura di una ragazza, quelli di Jesolo, di Venezia, della spiaggia in cui venne girato Le vacanze di Monsieur Hulot. Si reagisce facendo della scrittura un altrove complesso e della vergogna, del sapersi vergognare, un sentimento sovversivo (nella coscienza – meravigliosa intuizione del finale, vera e propria exit strategy alla quale simbolicamente affidarsi – che l’altrove più irriducibile è l’immaginazione di un figlio).

 

 

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Giorgio Vasta pubblicato su Minima & Moralia il 15-07-11

Le immagini pubblicate sono fotografie di David Alan Harvey

 

Il libro

Roberto Ferrucci, Sentimenti sovversivi, Isbn, Milano, 2011

 

L’autore


 

 

La casa editrice

 

 

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L’alieno Mourinho, Sandro Modeo

20 dicembre 2010

L’alieno Mourinho, nuova pubblicazione di quel magnifico editore di qualità e di personalità che è ISBN di Milano, è un libro-giocattolo per tutti gli intellettuali e per i tifosi dell’Inter; è un intelligente viatico all’interiorizzazione della parabola di Mourinho, per gli sportivi; è ragione d’ulcera per tifosi della Roma (e del Milan). È una delle biografie più disorientanti e ricche d’inventiva pubblicate negli ultimi anni: sicuramente un grande libro di calcio, non soltanto un buon libro di saggistica creativa, emiscientifica emiludica eminostrana.

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Cosa mi ricordava la scrittura satura di intellettualismo e di funambolismi letterari di Sandro Modeo? Perché era così famigliare, perché era così piacevole? Quale poteva essere il paradigma? Gianni Brera? Manco per niente. Carmelo Bene che parlava di Falcao. Ecco cosa. La stessa ispirazione. La stessa grazia. Le prime quindici volte che il giornalista del Corriere della Sera e del Guardian ha nominato Houdini mi sono sentito disorientato. Cosa può avere spinto un uomo così pieno di stile a perdere tempo con un paragone così grottesco? Man mano ho trovato pace, avanzando nella lettura. Perché mi sono accorto che è una trovata personale, indovinata e destinata a incuriosire chiunque sappia chi sia e cosa rappresenti Mourinho.

Notevole l’intuizione della “sindrome di Romeo e Giulietta”: secondo Modeo, Mourinho inverte l’intuizione di Chesterton: non è vero che “Il modo migliore per amare qualcosa o qualcuno è pensare che si potrebbe perderlo”, ma “Il modo migliore per farsi amare è far pensare agli altri che potrebbero perderci” (p. 73). Questa è la capacità tutta mourinhide di “proiettare l’ombra del rimpianto quando ancora si sta procedendo verso il futuro”, trasformando questo rimpianto nella massima motivazione dei giocatori.

Mourinho

Figlio d’arte (il padre, Félix, è stato portiere e allenatore del Vitoria Setubal), borghese  di una famiglia legata al regime di Salazar, Mourinho s’è diplomato all’Isef di Lisbona. Ha insegnato educazione fisica, è stato un calciatore mediocre – uno stopper che ha giocato un centinaio di partite tra A e B portoghese, prima del ritiro a soli ventiquattro anni. Ha cominciato ad allenare, giovanissimo, gli allievi del Vitoria Setubal: la squadra per cui ha sempre fatto il tifo, a quanto pare. Post corso Uefa in Scozia, patentino d’allenatore alla mano, torna in Portogallo come vice di Alves nel’Estrea Amadora. È l’inizio della sua carriera. Mourinho imparerà il mestiere lavorando come secondo di Bobby Robson (Sporting Lisbona, Porto e Barcelona) e di Van Gaal, stupirà il Portogallo portando una squadretta mediocre come l’Uniao Leira al quinto posto in classifica, stupirà mezzo mondo trascinando il Porto alla sua seconda Coppa dei Campioni (e a una Coppa Uefa: all’epoca valeva qualcosa). Di lì al Chelsea di Abramovich il passo, per lo Special One, è stato breve.

 

Sandro Modeo

Sandro Modeo, giornalista e saggista italiano. Scrive sul Corriere della Sera e sul Guardian.

 

Sandro Modeo, L’alieno Mourinho, Isbn, Milano, 2010

 

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