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Marshall McLuhan, Douglas Coupland

29 luglio 2011

 

 

 

Marshall McLuhan è la biografia del grande sociologo canadese scritta da Douglas Coupland, edita in Italia da Isbn edizioni.

 

Può la storia di uno dei più grandi cervelli dell’ umanità essere raccontata proprio attraverso l’ evoluzione del suo cervello? Se il mezzo è davvero il messaggio allora l’autore non poteva trovare mezzo migliore di questa singolare biografia dal titolo (negli Usa) rubato a Woody Allen – Marshall McLuhan: Lei non sa nulla del mio lavoro! – per ri-raccontare al mondo il messaggio del grande canadese: giusto nel centenario della nascita, 21 luglio 1911. La strana coppia è meno strana di quello che può sembrare.

«Che cosa l’ ha attratta del soggetto?» ha chiesto all’autore la Paris Review. «Per la verità nulla. Un amico che stava raccogliendo biografie di canadesi che scrivono di altri canadesi mi ha chiesto se volevo occuparmene». La verità è che il soggetto era l’ inevitabile approdo dello scrittore che da Generazione X in poi ha giocato anche nei titoli – Microserfs, JPod – con le icone del nostro tempo (…) Per le duecento e passa pagine del libro viene quasi sempre chiamato semplicemente col nome: “Marshall”. E come a un vecchio nonno si perdonano certe cadute di stile e pensiero: per esempio sull’ omosessualità.

«In un campus universitario del 2010 sarebbe durato tre minuti» scrive l’autore – un maestro della letteratura gay. «E forse solo il suo silenzio quasi totale, in pubblico, sui quei punti di vista reazionari su politica e società, sessualità e peccato, gli ha impedito di essere marginalizzato anche ai suoi tempi».

Ma allora chi era davvero questo sociologo visionario? Già il titolo tende a sfatare il grande equivoco di sapere già di cosa stiamo parlando: dal “villaggio globale” al “mezzo e messaggio”. Ricordate Io e Annie? Woody è lì in fila al cinema e c’ è un professorone che dotteggia. Allora lui, spazientito: «Lei non sa nulla di Marshall McLuhan». E il professore: «Si dà il caso che io tenga alla Columbia un corso su Tv, Mediae Cultura!».E Woody: «Si dà il caso che McLuhan si trovi proprio qui dietro…». Dalla fila spunta proprio lui: «Ho sentito cosa stava dicendo: ma lei non sa nulla del mio lavoro!». Coupland parte dalla vendetta di Woody per ridisegnare il suo Marshall: profeta più che studioso. Il mondo interconnesso a immagine e somiglianza del suo particolarissimo cervello è il mondo in cui oggi comanda quell’ Internet che il nostro sociologo «ha anticipato di quattro decenni». È un mondo che soffre di una strana malattia: “La malattia del tempo”. La rete ha trasformato la realtà in eterno contemporaneo.

 

«Troppa informazione» diceva già Arthur Koestler (e cantavano i Police). L’autore non dà giudizi. Ma dice che proprio per questo «McLuhan oggi è più importante che mai». Il mezzo è il messaggio «significa che il contenuto visibile di ogni media elettronico è insignificante: è il mezzo stesso che ha l’ impatto più importante – un fatto rafforzato dalla verità oggi medicalmente inconfutabile che le tecnologie che usiamo cominciano ad alterare il modo in cui il nostro cervello funziona». Siamo insomma all’ iBrain: il cervello interattivo come un iPhone di cui parla il neuroscienziato californiano Gary Small . E che ci rimanda «all’ altro cliché: Il villaggio globale»: anche questo «un modo di parafrasare il fatto che le tecnologie elettroniche sono un’ estensione del sistema nervoso dell’ uomo». Le tesi ovviamente possono convincere o meno: ma questo non è un libro di massmediologia. Gli appassionati del genere si rivolgano altrove. Per esempio al nuovissimo A History Of Communications in cui Marshall T. Poe – uno di quei professoroni di Princeton e Columbia che farebbero inorridire Woody – demolisce invece il centenario del più illustre omonimo: la sua teoria, dice, è «scritta in maniera per niente chiara» e per essere interpretata andrebbe «ricostruita pezzo per pezzo come un mostro di Frankenstein». Non è un complimento. Ma a quel cervellone di McLuhan – che venerava, Coupland insegna, l’ arguzia di G. K. Chesterton e la prosa enigmistica di James Joyce – forse anche per questo non sarebbe dispiaciuto.

 

 

Il testo è un articolo di Angelo Aquaro pubblicato su Repubblica.it il 16-06-11

 

 

 

 

Il libro

Douglas Coupland, Marshall McLuhan, Isbn, Milano, 2011

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

AC

Marshall McLuhan, il centenario

17 gennaio 2011

Marshall McLuhan: cento anni dalla nascita del grande sociologo canadese.

Ecco su LibOn la bibliografia completa dell’autore

Alla base del pensiero di McLuhan (e della cosiddetta Scuola di Toronto, di cui egli, insieme a W. J. Ong, è il maggiore rappresentante) troviamo un accentuato determinismo tecnologico, cioè l’idea che in una società la struttura mentale delle persone e la cultura siano influenzate dal tipo di tecnologia di cui tale società dispone.

Nel suo scritto più famoso, Gli strumenti del Comunicare, del 1964 (Understanding Media: The Extensions of Man), McLuhan inaugura uno studio pionieristico nel campo della ecologia dei media. È qui che McLuhan afferma che è importante studiare i media non tanto in base ai contenuti che essi veicolano, ma in base ai criteri strutturali con cui organizzano la comunicazione. Questo pensiero è notoriamente sintetizzato con la frase “Il medium è il messaggio“.

 

 

 

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