Archive for the ‘Neri Pozza’ Category

Il fiume dell’oppio, Amitav Ghosh

16 novembre 2011

 

 

 

Il fiume dell’oppio è il secondo romanzo di Amitav Ghosh. È uno dei grandi libri della letteratura indiana contemporanea.

 

Settembre 1838: una tempesta si abbatte sull’oceano indiano e quasi porta al naufragio la Ibis, una goletta a due alberi che per conto della Compagnia delle Indie orientali sta trasportando da Calcutta a Mauritius il suo lucroso carico: detenuti condannati ai lavori forzati. Quando il mare finalmente si placa, cinque uomini sono scomparsi: due lascari – i leggendari marinai delle più diverse etnie che lavorano al soldo dei colonizzatori inglesi – due prigionieri e uno dei passeggeri. Forse la tempesta ha messo fine anche alla vita di coloro che si trovavano a bordo della Anahita, una nave della stessa compagnia che trasportava oppio a Canton? E quale destino si è invece abbattuto sui passeggeri della Redruth, un possente brigantino a due alberi partito dalla Cornovaglia e diretto anch’esso a Oriente? Tra la varia umanità imbarcatasi sulle navi britanniche c’è Bahram Modi, un ricco commerciante d’oppio parsi partito da Bombay, il fratello per metà cinese Ah Fatt, l’appassionata di botanica Paulette e un eterogeneo mondo di altre persone in cerca di avventure e ricchezze. È stata la violenza della natura, del cielo e del mare, a deviare il tragitto delle loro navi, oppure questo era il loro destino, alla mercé di forze ancor più possenti? Le navi inglesi approdano infine sulle coste della Cina. A Canton e negli altri porti commerciali del grande paese asiatico scambiano i loro carichi d’oppio con scatole di tè, seta, porcellana e argento. E a nulla valgono i tentativi dell’Imperatore di fermare quei traffici della tremenda sostanza che rende schiava la popolazione e rischia, mese dopo mese, approdo dopo approdo, di distruggerla tra le volute del suo fumo. Tra i vicoli e i canali affollati della Canton del diciannovesimo secolo, europei e asiatici cercano di far fronte ai personali drammi di ciò che ciascuno di essi ha perduto – e qualcuno anche a una nuova, inimmaginabile libertà.

 

 

 

Il testo è tratto dal sito della casa editrice Neri Pozza

 

 

 

 

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L’imperatore del male. Una biografia del cancro, Siddhartha Mukherjee

20 ottobre 2011

 

 

 

 

 

L’imperatore del male. Una biografia del cancro è il libro di Siddhartha Mukherjee pubblicato in Italia da Neri Pozza.

 

 

Nella storia si legge a volte con stupore di città cinte d’assedio per decine di anni, fino all’inevitabile capitolazione. La città-cancro è sotto assedio da quattromila anni. L’uomo ha inventato “macchine” e strategie, un tempo rudimentali e ingenue, poi sempre più precise e astute, per espugnare la città. Ma dietro le mura si nascondono abitanti tra loro diversi per aggressività e vulnerabilità, le cellule del cancro, e con caratteristiche spesso simili alle cellule normali. Dunque, questa è una guerra molto difficile. 
Questo libro ne racconta la storia. “In un certo senso è un libro di storia militare”, ha scritto il suo autore, formatosi come ricercatore al Dana Farber Cancer Institute e oggi professore di oncologia alla Columbia University. L’opera, tuttavia, è anche una “biografia” del cancro nel senso più letterale del termine, poiché cerca di “penetrare la mente di questa malattia immortale, di comprenderne la personalità e demistificarne il comportamento”. È, infine, un libro divulgativo e ispirato. Divulgativo perché Siddhartha Mukherjee espone con grande linearità le ragioni di ogni svolta e progresso nelle terapie, ispirato perché è la consapevolezza di dovere compiere scelte cruciali per i pazienti a conferire tensione narrativa e coesione logica al racconto.
L’opera attraversa e illumina un secolo intero della guerra al cancro, dalle epoche della chirurgia più mutilante e della radioterapia indiscriminata fino alle più recenti scoperte scientifiche. Vediamo i bambini dei primi anni Cinquanta che caracollano salendo gli ampi gradini di cemento che portano all’ingresso del nuovo ospedale voluto da Sidney Farber, per affrontare una cura per le leucemie concepita pochi anni prima in un seminterrato del vecchio Children’s Hospital, e attuata, tra l’ostilità dei colleghi, in pochi letti in fondo a freddi corridoi deserti. E vediamo cinquant’anni dopo il dottor Slamon allontanarsi sulla sua Nissan malandata senza partecipare al cocktail che celebra l’avvento di una nuova terapia per il carcinoma della mammella, nata dai suoi studi solitari sul gene Her-2.   
Come in ogni grande conflitto, ci imbattiamo in pagine epiche, miserie, interessi alimentati da gruppi di pressione, stampa e finanziatori privati. Tenendosi alla larga dai toni celebrativi, l’autore narra delle sconfitte e delle vittorie, delle illusioni e delle speranze di questa guerra, e della straordinaria personalità di numerosi medici e scienziati, della loro ostinazione nel credere in una certa via chirurgica o in un certo farmaco, e della loro pervicacia nelle prime battaglie e nei primi screening, contro il fumo, per il pap test e per la mammografia. Fino ad oggi, fino a offrirci un’idea plastica del rapporto tra genetica e fattori ambientali e del profilo biologico dei tumori, per accostare nuove scale al fossato e alle torri.

 

 

 

Il testo è tratto dal sito della casa editrice

 

 

 

 

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L’ultimo inverno, Paul Harding

7 marzo 2011

 

L’ultimo inverno è il romanzo scritto da Paul Harding nel 1967 (in lingua originale Tinkers), pubblicato ora da Neri Pozza con la traduzione di Luca Briasco.

Il titolo originale è Tinkers: la sua sorte fu tutt’altro che fortunata. Il New York Times non lo recensì, le case editrici contattate dall’autore si rifiutarono di pubblicarlo, così Harding continuò a spedire per tre anni lo stesso manoscritto agli stessi editori. Fino a convincersi che  sarabbe rimasto uno scrittore inedito. Destinato alla scoperta dei posteri. Ad aprire la strada a quest’opera intervenne il passaparola. Così venne scoperto dalla no profit Bellevue Literary Press, la quale diede inizio alla sua fortuna editoriale.

Ora, nel 2010, Paul Harding vince il Premio Pulitzer.

 


L’ultimo inverno è un libro sommesso; contiene il resoconto degli ultimi giorni di George Washington Crosby, intrecciato con episodi della vita del padre, Howard, e con una sorta di “cameo”, il nonno, pastore della locale chiesa metodista. Siamo nel Maine, a West Cove, 500 km a nord di Boston, dove George Washington Crosby è nato e il padre Howard girava di villaggio i villaggio a bordo di un carro come venditore ambulante. Era un tinker appunto e riparava ogni tipo di oggetto o di attrezzo, forniva rimedi contro mali e malanni e vendeva ogni oggetto utile nelle case. Il figlio George riparava vecchi orologi.

 


È un libro pieno di oggetti, quindi di memoria: frammenti di tempo passato. Un libro sull’eternità e sulla presenza dell’eterno in tutte le cose. Un libro “religioso”, che che riconduce tutto quanto a un atto di affermazione sopra il dissolversi delle esistenze.

 


 

 

Il libro

Paul Harding, L’ultimo inverno, Vicenza, Neri Pozza, 2011

 

 

L’autore

Paul Harding – pagina sito Neri Pozza

 

 

La casa editrice

Neri Pozza

 

 

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