Archive for the ‘Penguin Book’ Category

MetaMaus, Art Spiegelman

16 gennaio 2012

 

 

 

MetaMaus, l’ultima opera di Art Spiegelman, è stata recentemente pubblicata da Penguin Books.

Come Marcel Proust ha modificato le regole della narrazione, Maus. A Survivor’s Tale di Art Spiegelman nel 1986 ha cambiato le sorti della letteratura per immagini. Pubblicato tra il 1973 e il 1991, il premiatissimo romanzo a fumetti (auto)biografico ha rivoluzionato la Graphic Novel.
Per raccontare la tragedia della seconda guerra mondiale, l’autore ha inventato un mondo abitato solo da animali: gli ebrei sono topi, i nazisti gatti, i francesi rane e così via.
Nell’unica data italiana, oggi l’artista americano incontra il pubblico in un’esclusiva lezione per immagini dove dimostra perché il fumetto è un genere da non sottovalutare. In quella che McLuhan definì cultura “postletterata” il suo peso è destinato a crescere perché “i fumetti sono una sorta di eco del modo in cui il cervello lavora. La gente pensa in forma di immagini iconografiche piuttosto che in ologrammi, in esplosioni di linguaggio e non in paragrafi”.

 

 

 

Le immagini sono tratte dal blog Caartonist Globale del Sole 24 Ore

 

 

 

 

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The Better Angels of Our Nature. Why Violence Has Declined, Steven Pinker

14 dicembre 2011

 

 

 

Con The Better Angels of our Nature, Steven Pinker accende un grande dibattito. Il libro è un tomo di ottocento pagine edito dalla Penguin. L’autore un illustre psicologo della Harvard University Press, già autore di Tabula Rasa pubblicato in Italia da Mondadori.

L’umanità non sarabbe mai stata così pacifica e altruista. Egli sostiene che il migliore e meno apprezzato aspetto del nostro tempo, è che viviamo nel più pacifico, tollerante e altruista periodo che la storia abbia mai conosciuto. Non è la prima volta che il 57enne psicologo canadese è al centro di dispute accademiche. Con la pubblicazione nel 2002 di The Blank Slate (Tabula Rasa, Mondadori), attaccò il concetto che la mente umana sia come una lavagna bianca, che educazione e società possono riempire a piacere. Secondo lui, invece, l’evoluzione ci ha dotato di tratti mentali precostituiti, che non ci rendono né intrinsecamente violenti, come pensava Hobbes, né intrinsecamente buoni, come pensava Rousseau. Piuttosto, a secondo delle epoche storiche e delle norme sociali prevalenti, per ottenere i nostri fini utilizziamo, in un mix variabile, cinque strumenti negativi innati (violenza predatoria e ideologica, dominanza, vendetta e sadismo) e quattro positivi (empatia, autocontrollo, senso morale e ragione). L’era che stiamo vivendo è appunto quella in cui i quattro angeli della nostra natura stanno godendosi il loro trionfo.

 

Il testo è tratto dal’articolo di Alex Saragosa pubblicato sul Venerdì di Repubblica in data 9-12-11

 

We’ve all had the experience of reading about a bloody war or shocking crime and asking, “What is the world coming to?” But we seldom ask, “How bad was the world in the past?” In this startling new book, the bestselling cognitive scientist Steven Pinker shows that the world of the past was much worse. With the help of more than a hundred graphs and maps, he presents some astonishing numbers. Tribal warfare was nine times as deadly as war and genocide in the 20th century. The murder rate of Medieval Europe was more than thirty times what it is today. Slavery, sadistic punishments, and frivolous executions were unexceptionable features of life for millennia, then suddenly were targeted for abolition. Wars between developed countries have vanished, and even in the developing world, wars kill a fraction of the people they did a few decades ago. Rape, battering, hate crimes, deadly riots, child abuse, cruelty to animals—all substantially down. How could this have happened, if human nature has not changed? What led people to stop sacrificing children, stabbing each other at the dinner table, or burning cats and disemboweling criminals as forms of popular entertainment? The key to explaining the decline of violence, he argues, is to understand the inner demons that incline us toward violence (such as revenge, sadism, and tribalism) and the better angels that steer us away. Thanks to the spread of government, literacy, trade, and cosmopolitanism, we increasingly control our impulses, empathize with others, bargain rather than plunder, debunk toxic ideologies, and deploy our powers of reason to reduce the temptations of violence. With the panache and intellectual zeal that have made his earlier books international bestsellers and literary classics, he will force you to rethink your deepest beliefs about progress, modernity, and human nature. This gripping book is sure to be among the most debated of the century so far.

 

 

Il testo in corsivo è tratto dal sito dell’autore

 

 

 

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Believing is Seeing, Errol Morris

9 settembre 2011

 

 

Believing is Seeing. Observations on the Mysteries of Photography è l’opera con cui Errol Morris – vincitore dell’ Academy of Motion Picture Arts and Sciences regista di documentari quali The Thin Blue Line (1988) e The Fog of War (2004) – fa il punto sulle sue estremamente curiose e puntigliose ricerche sull’arte fotografica e la storia della fotografia.

Dodici fotografie tra le più celebri del secolo scorso sono sotto la lente di ingrandimento dell’autore.

Che cosa ha mosso il fotografo a scattare quella foto? In quali circostanze l’ha scattata? Con quali obiettivi? Ma soprattutto… Che cosa rende una foto “reale”? E quando una fotografia è un falso?

Il primo round dell’inchiesta prende in considerazione due fotografie risalenti alla Guerra di Crimea, che il fotografo Roger Fenton scattò rispettivamente alle 15:00 e alle 17:00 circa, del 23 Aprile 1855, con la sua macchina fissa sul cavalletto tre piedi, sulla strada per Sevastopol (Russia). Entrambe le foto sono conosciute come The Valley of the Shadow of Death, e ritraggono un luogo non lontano da quello di cui parla Lord Alfred Tennyson nel suo Charge of the Light Brigade, ovvero il teatro della disfatta della cavalleria britannica. Le fotografie vogliono testimoniare la potenza dell’artiglieria pesante usata nella guerra. Esse sono molto simili, se non fosse che, in una le palle di cannone sono ammassate in un fosso ai lati della strada (l’autore chiama la foto OFF), nell’altra invece si trovano sulla strada (ON).

 

Si dice che la curiosità dell’autore riguardo la storia di queste fotografie sia nata dalla lettura del famoso libro di Susan Sontag Regarding the Pain of Others (2002), nel quale l’autrice sostiene apertamente che Fenton abbia spostato le palle di cannone per avere un effetto migliore e “oversaw the scattering of the cannonballs on the road itself”.

Il piacere della lettura di questo libro deriva dalla prosa scorrevole dell’autore, che cattura il lettore nella ricerca appassionata e nei dialoghi che l’autore stesso ha tenuto con i più noti esperti della materia.

much of the problem comes from our collective need to endow photographs with intentions

Fenton may have moved the cannonballs for aesthetic or other reasons. We can never know for sure.

…Why does moralizing about ‘posing’ take precedence—moral precedence—over moralizing about the carnage of war?

 

Possiamo dire che il valore del libro stia nella sua capacità di offrire al lettore uno sguardo critico – in un periodo di sovraproduzione di immagini – su un prodotto capace sì di dare testimonianza della storia, ma che ora si trova ad essere quanto mai manipolabile.

What, after all, are we looking at?

Qui l’articolo originale


 

Il libro

Errol Morris, Believing is Seeing. Observations on the Mysteries of Photography, Penguin Press, 2011

 

 

 

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Moonwalking With Einstein, Joshua Foer

8 marzo 2011

 

Moonwalking with Einstein: The Art and Science of Remembering Everything è il libro del giornalista talento americano Joshua Foer pubblicato da Penguin Press.

Joshua Foer è fratello del celebrato giovane romanziere Jonathan Safran Foer (le sue opere) e dell’editor del New Republic e autore di How Football Explains the World Franklin Foer. Una famiglia di geni (per lo meno talenti).

 


È giornalista del New York Times, Washington Post, e Slate Magazine. Proprio ispirandosi ad un articolo scritto nel 2005 per Slate, compone Moonwalking with Einstein: pensando a una guida tecnica e culturale per aggiudicarsi il U.S. memory championship. L’operazione fa leva sulla sua fama di astro della mnemotecnica: lui stesso è stato finalista del più importante concorso statunitense.

 

L’argomento e la matrice culturale del libro è la memoria: pratica culturale, appunto, ed esercizio di grande importanza. La promozione per il lancio del volume gioca sulla scomparsa di questo esercizio nell’ era dei supporti tecnologico-digitali e del web: perché pensare e ricordare se c’è Google che lo fa per me?

Cionondimeno l’opera di Foer è un serio manuale di brain-training, per intervenire sui processi di immagazzinamento delle informazioni, renderli capaci di sopportare volumi mastodontici e ridurne i tempi di funzionamento.

 

 

Le immagini visualizzate sono illustrazioni di Anna Godeassi.

 

 

Il libro

Joshua Foer, Moonwalking with Einstein: The Art and Science of Remembering Everything, Penguin Books, 2011


 

L’autore

Joshua Foer

 

 

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