Archive for the ‘Raffaello Cortina’ Category

Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche, Silvano Tagliagambe e Angelo Malinconico

25 novembre 2011

 

 

 

In Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche, Silvano Tagliagambe e Angelo Malinconico sostengono che la rigida demarcazione tra scienza e non-scienza. In realtà, la conoscenza è un sistema dinamico che “si sviluppa anche pescando nelle acque non sempre limpide delle “visioni oscure” e cresce depurandole via via”.

Emblematico, da questo punto di vista, è il lungo dialogo (riassunto e analizzato in questo libro) tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung, tra uno dei più grandi fisici del secolo scorso e il padre della psicologia analitica. Un libro denso di spunti e di stimolanti riflessioni sostenute da una ricca messe di citazioni. Nel 1930, quando si rivolge a Jung, Pauli è professore di fisica teorica al Politecnico di Zurigo. A soli trent’anni è un’autorità nel campo della nuova fisica quantistica (il suo principio di esclusione gli varrà il premio Nobel nel 1945) ma è anche una persona afflitta da gravi disturbi psichici. A seguito del trauma provocato dal suicidio della madre dopo la scoperta che il marito aveva un’amante, e di un matrimonio fallimentare durato poche settimane con una cantante di un locale notturno, cade in preda dell’alcolismo, diventa protagonista di diverbi e scontri fisici nei bar di Zurigo di cui è assiduo frequentatore. Il grande psicanalista lo trova così “stracolmo di materiale arcaico” che, “per evitare ogni influenza” da parte sua, lo affida a una sua allieva, con la quale intraprenderà un percorso analitico durato cinque mesi, punteggiato da un numero straordinario di sogni. “Non fu intrapresa interpretazione degna di nota – ricordava Jung – poiché il sognatore, in virtù della sua eccellente disciplina scientifica e delle sue doti personali, non aveva bisogno di alcun aiuto da parte di terzi”.
Solo un paio d’anni dopo entrò in analisi con “il maestro”, stabilendo con lui un sodalizio intellettuale, nutrito da un fitto carteggio durato oltre un quarto di secolo fino alla sua morte. Dapprima curioso, poi sempre più entusiasta, Pauli fece propri concetti junghiani come quelli di simbolo e di archetipo che egli riconobbe all’origine della scienza moderna in un celebre saggio su Keplero e l’influenza delle immagini archetipiche sulle sue teorie astronomiche. D’altra parte, come mostrano Tagliagambe e Malinconico, Jung giunse all’individuazione degli archetipi come forme imprescindibili per l’organizzazione dei contenuti dell’esperienza psichica cosciente anche grazie al suo dialogo con Pauli.
Quel loro sodalizio intellettuale culminò nella pubblicazione di un saggio a due mani, Naturklärung und Psyche, il saggio da cui prendono le mosse i nostri autori.

 

 

 

Il testo è tratto da un articolo di Umberto Bottazzini sul settimanale Domenica del Sole 24 Ore in data 20-11-2011

 

 

 

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Di quanti amici abbiamo bisogno? Frivolezze e curiosità evoluzionistiche, Robin Dunbar

25 ottobre 2011

 

 

 

In Di quanti amici abbiamo bisogno? Frivolezze e curiosità evoluzionistiche, Robin Dunbar sostiene che un uomo può avere al massimo centocinquanta amici: di più non ne sono ammessi dal nostro cervello.

L’autore è docente di antropologia dell’evoluzione all’Università di Oxford. È famoso per le sue ipotesi sull’evoluzione del linguaggio e sul pettegolezzo come strumento di coesione sociale (Dalla nascita del linguaggio alla Babele delle lingue).

Sono centocinquanta circa. L’ho dedotto studiando la relazione tra la dimensione dei gruppi sociali dei primati e la grandezza dei loro cervelli. Negli esseri umani, la neocorteccia permette di tenere a mente in maniera continua non più di centocinquanta legami affettivi. (…) Se i gruppi di cacciatori-raccoglitori della preistoria avevano pressapoco questa dimensione, centocinquanta erano anche gli abitanti che avevano in media i villaggi inglesi secondo il censimento di Guglielmo il conquistatore nel 1086. E questa è anche la dimensione ottimane per una business unit secondo diversi guru del managment odierno. (…) Se per i primati la spinta cruciale a stare in gruppo è venuta dalla necessità di difendersi dai predatori, nel caso degli uomini il pericolo maggiore erano gli altri uomini, le tribù vicine. Osserviamo che ancora oggi in zone come i Tropici, afflitte da una quantità di malattie e parassiti superiori a quella in altre parti del mondo, i gruppi umani tendono a essere più coesi e meno disposti a mischiarsi con individui di altre comunità. Il miracolo dei primati, tra i quali anche gli uomini, l’aver saputo estendere a tutto il gruppo l’attaccamento istintivo del partner che è proprio delle specie animali monogame. La fedeltà appare correlata all’intelligenza. Scegliere una relazione di coppia da mantenere per un lungo periodo di tempo richiede una notevole capacità mentale, perché per la perpetuazione della specie è molto rischioso investire sul partner sbagliato, e poi per non spezzare la coppia, bisogna ricordare per tutto il tempo ciò di cui il partner ha bisogno e modificare il proprio comportamento di conseguenza.

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Giuliano Aluffi sul Venerdì di Repubblica del 21-10-11

L’immagine in apertura è un dipinto di René Magritte

 

 

 

 

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Cosa resta del padre?, Massimo Recalcati

9 marzo 2011

 

 

 

Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna è il saggio di grande valore dello psicanalista Massimo Recalcati pubblicato da Raffaello Cortina.

Il problema che contraddistingue il nostro tempo consiste nel come riuscire a preservare la funzione educativa propria del legame familiare di fronte a una crisi sempre più radicale del discorso educativo. Non vi può essere educazione se l’imperativo che orienta il discorso sociale è un perverso Perché no? che rende insensata ogni esperienza del limite. Come introdurre la funzione virtuosa del limite se tutto sospinge verso l’apologia del consumo e dell’appagamento senza detrimenti?

 

 

 


La difficoltà in cui versa il discorso educativo è doppia:

  • da un lato difficoltà ad assumere con responsabilità la differenza generazionale introducendo il potere simbolico dell’interdizione;
  • dall’altro difficoltà nel trasmettere il desiderio da una generazione all’altra, nel dare testimonianza di cosa significhi desiderare.

Un grave problema di questi anni è l’assenza di conflittualità nei legami familiari, e in specie nel rapporto padre-figlio. Il nuovo disagio della giovinezza non è più segnato dall’Edipo, non si produce più dal conflitto tra le generazioni, dalla tragedia dell’usurpazione, bensì dall’intossicazione generata dall’eccesso di godimento e dal declino della funzione simbolica della castrazione.

 

 


 

Le angoscie dei genitori contemporanei.

La prima è dovuta all’esigenza di sentirsi amati dai loro figli: esigenza inedita che ribalta il rapporto dialettico genitori-figli. L’importanza insita nel No del genitore (del padre) sta nel fatto che questa interdizione o castrazione simbolica insegna e trasferisce al figlio il significato del desiderio.

La seconda angoscia spiegata in Cosa resta del padre? è legata al principio di prestazione. Lo scacco, l’insuccesso, il fallimento dei propri figli sono sempre meno tollerati. Ma se i genitori hanno dei progetti per i loro figli, i figli avranno immancabilmente dei destini…equasi mai felici (J. P. Sartre). Ma cos’è il fallimento? Non è solo insuccesso, sconfitta, sbandamento. O meglio, è tutto questo: ma è anche il suo rovescio. Un atto mancato è il solo atto riuscito possibile. Perché? Perché è un atto mancato per l’io ma è riuscito per il soggetto dell’inconscio. Il fallimento è uno zoppicamento salutare dell’efficienza della prestazione.

 

 


 

I giovani sono esposti al fallimento perché la via autentica della formazione è la via del fallimento. In questo senso loro sono più esposti alla malattia dell’inconscio: perché ci sia incontro con la verità del desiderio è necessario smarrirsi e fallire. Ed essi sanno smarrirsi e ritrovarsi. Ma perché questo avvenga è necessaria la presenza degli adulti, di un legame, di una appartenenza.

 

 

 

 

Il libro

Massimo Recalcati, Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011

 

 

 


 

 

 

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