Archive for the ‘Rizzoli’ Category

I luoghi dell’avventura, Hugo Pratt

30 luglio 2011

 

 

 

I luoghi dell’avventura è l’ultima opera di Hugo Pratt, pubblicata da Rizzoli in occasione della mostra aperta fino al 2 ottobre 2011, al museo d’arte di Lugano.

 

Ci hanno messo sei anni (2004-2010) Marco Steiner, lo scrittore, e Marco D’Anna, il fotoreporter a viaggiare sulle rotte di Corto Maltese, l’avventuriero dei fumetti creato nel 1967 dal nostro autore. Europa, Asia, Caraibi, America del Sud, Etiopia. Hanno dato vita a un reportage giornalistico: andare nei luoghi di Corto per raccontare oggi posti e personaggi immortalati dal maestro. Bilancio?

Dice Steiner: «Leggere una storia di Corto può divertire, intrigare, stimolare. Ma fare un viaggio per seguirla può rendere felici».

In Etiopia, ad Harar, la città dei 99 minareti, c’è la casa di Rimbaud. Finta, come la tomba di Walter Benjamin a Portbou. Un museo. Costruito sul tugurio dove il poeta visse per una parte di quei tredici anni nei quali, prima di morire, si lasciò alle spalle Verlaine e la poesia. Non distante c’è Lalibela, la Gerusalemme nera, città delle chiese al rovescio. Vestigia cristiane scavate nella roccia, per nasconderle ai musulmani. Una, quella di San Giorgio, incassate per tredici metri nella pietra, è gravida di simboli templari. Con un salto, sempre nel buio, i due autori del reportage sono a Buenos Aires, nel palazzo metafisico di Avenida de Mayo, dedicato a Dante Alighieri, considerato il miglior esempio moderno di «architettura esoterica», alto cento metri come i cento canti della Commedia, finanziato dall’industriale tessile italiano Luigi Barolo. Nei vicoli di San Telmo, nel barrio Costituciòn, risuona il tango, ritmo della fatalità. In una milonga si beve un 7° Regimiento e si mangiano empanadas mentre i ballerini si scambiano il cabaceo, il tacito invito. «Il tango» dice il maestro Enrique Santos Discepolo agli autori «è un pensiero triste che si balla».

 

 

La Manciuria è un angolo di Cina incastonato tra la steppa siberiana, i deserti mongoli, le foreste coreane. Corto ci ha passato la giovinezza. E ha conosciuto un giornalista che, il 7 gennaio del 1904, si imbarca a San Francisco sul Siberia, diretto a Yokohama, Giappone. Festeggia a bordo i suoi 28 anni. Si chiama Jack London e, a differenza degli altri «avvoltoi» (come venivano definiti gli inviati di guerra), voleva documentare il conflitto tra «il nano nipponico e il gigante europeo» con una macchina fotografica anziché con la penna. Nel 1894  la battaglia cino-giapponese sul fiume Yalu era già stata descritta dagli inviati mentre bevevano whisky all’Imperial Hotel di Tokyo. Ma lui non ci sta. E’ già stato cercatore d’oro nel Klondike, cacciatore di ostriche nella baia di Frisco, guidatore di slitte in Alaska. London salta su un treno alla volta di Kobe. Cerca di imbarcarsi per la Corea, viene arrestato come spia, deve intervenire il ministro americano Lloyd Griscom per farlo liberare, si imbarca su un vapore, viene riarrestato, compra una giunca, salpa verso il Nord del Mar Giallo. L’11 febbraio è a Chemulpo, da lì segue a cavallo la prima armata giapponese. Sui monti Changbai Shan, estremo oriente siberiano, luogo sacro della dinastia manciù, oggi una Disneyland ecologica per turisti, si acquatta con i fucilieri giapponesi, quando i cosacchi caricano a cavallo. Le sue foto sono le prime ad arrivare a San Francisco e a finire sui giornali.

Rotta sui Caraibi. A Paramaribo, Guyana olandese, dove Pratt ambienterà Il segreto di Tristan Bantam, Corto Maltese viaggerà per mare sulla base di una mappa del 1750 tracciata sulla pelle di un francescano scuoiato dagli indios jivaro. I portoghesi cercarono qui le mitiche città dell’oro. E Lope de Aguirre, nel gennaio del 1561, fece a pezzi il suo comandante, Pedro de Ursua. Ammutinamento. Navigherà il Rio Negro, scoprendo il collegamento tra Rio delle Amazzoni e Orinoco. Diventerà imperatore dell’Amazzonia, precorrendo Kurtz, il personaggio conradiano di Cuore di tenebra descritto in Apocalypse Now. «Bisogna essere amici dell’orrore» reciterà Marlon Brando nel monologo scespiriano del film di Coppola. Gli indios, otto milioni prima della conquista portoghese, sono oggi meno di duecentomila.

 

 

Transiberiana, sette mila chilometri tra Pechino e Mosca, percorsi a cavallo nel 1245 dal frate Giovanni da Pian del Carpine e dopo di lui da Guglielmo di Rubruck. Apriranno la strada a Marco Polo. Nella patria di Gengis Khan, nel febbraio del 1921, il barone Roman von UrgernSternberg guida 50 guerrieri tibetani sulle colline che sovrastano la città di Urga.

Massacra le sentinelle cinesi con frecce intinte nel veleno. Libera il santo Bogdo Gegen, poi prende la città. il santo lo nomina «Urgern Khan» e gli dona l’anello di rubino con la svastica che era stato di Gengis. «Non c’è morte per gli eroi» gli dice. L’ex cosacco fonda la Cavalleria Selvaggia, un ordine militare buddista. Sogna, come Tamerlano, di ristabilire il dominio asiatico. Muore, racconta Pratt, cavalcando da solo contro il nemico. Il grande male. Una ferita aperta in Armenia si riverbera a Venezia. Sul monte Ararat novemila soldati romani convertiti al cristianesimo sono massacrati dall’imperatore Adriano perchè, dopo aver fermato il nemico, si rifiutano di sacrificare agli dei. Ne1 1511 il priore di Sant’Antonio al Castello, Francesco Ottoboni, li sogna in processione: fermano la peste. Carpaccio li celebrerà nel dipinto oggi esposto nelle Gallerie dell’Accademia.

Mentre Corto, lasciata Samarcanda, andrà a scoprire a Dublino il sito megalitico di 3200 anni fa, 600 anni più vecchio delle piramidi di Giza. Perdendosi poi in un altro sogno tra le «corti» di Venezia.

 

 

Il testo è un articolo di Piero Melati pubblicato su Ragusanews.com il 29/07/2011

 

 

 

Il libro

Hugo Pratt, I luoghi dell’avventura, Rizzoli, Milano, 2011

 

 

 

Altre opere

Gli scorpioni del deserto, Rizzoli, 2010

 

 

 

La ballata del mare salato, Rizzoli, 2009

 

 

 

 

L’autore

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

 
AC

Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia, Stella-Rizzo

14 febbraio 2011

 

Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia è l’ultima opera di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. È il libro-inchiesta di denuncia più forte sul degrado del patrimonio artistico italiano.

 


Il tempio di Apollo a Selinunte ingabbiato per undici anni dalle impalcature perché nessuno le smonta. La campagna veneta di Palladio e del Giorgione “intossicata, sconquassata, rosicchiata, castrata” come dice il poeta Andrea Zanzotto, da un caos di villette, ipermercati e capannoni.

I mosaici di Pompei che si sgretolano perché l’ultimo mosaicista è in pensione da un decennio mentre il commissario compra mille bottiglie di vino “pompeiano” da 55 euro e ne spende 103mila per censire 55 cani randagi. La tenuta agricola di Cavour tra le risaie vercellesi cannibalizzata dai teppisti.

 

 

L’inestimabile villaggio preistorico di Nola affogato nell’acqua perché la pompa non funziona. La tracotanza di un abusivismo che, di condono in condono, è salito a 4 milioni e mezzo di alloggi nei quali vivono undici milioni di italiani. Le uniche ricchezze che abbiamo:  il paesaggio, i siti archeologici, i musei, i borghi medievali,  sono sotto attacco. Un incubo culturale, un’angoscia economica.

 

Eravamo i primi al mondo nel turismo: siamo precipitati per competitività al 28° posto. E il portale Italia.it, costato milioni di euro, è 184.594° fra i siti web più visitati del pianeta. Una classe dirigente seria sarebbe allarmatissima. La nostra no. Anzi, la cattiva politica è tutta concentrata su se stessa. E si tiene stretti tutti i privilegi. Le sole auto blu costano due volte e mezzo l’intero stanziamento per i Beni culturali, dimezzato in 10 anni. La serrata denuncia di uno scempio.


Il libro

Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo, Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia, Rizzoli, 2011

 

 

Gli autori

 

 

 

 

 

 

 

Sergio Rizzo

 

 

 

 

 

AC                      


Frank Sinatra ha il raffreddore, Gay Talese

9 febbraio 2011

 

Frank Sinatra ha il raffreddore è un’antologia che ottimamente esemplifica una carriera straordinaria, il talento di un grande reporter italoamericano: Gay Talese.

Carriera iniziata nel New York Times, proseguita nel Times, The New Yorker, Harper’s Magazine ed Esquire. Una delle sue principali qualità era di non assomigliare affatto al quasi coetaneo Tom Wolfe, l’altro campione del cosiddetto new journalism. In Talese non si sente lo sforzo a voler essere sofisticato e snob, quasi la macchietta o la parodia di un piccolo Malaparte americano, politicamente trasformista e opportunista con una scrittura piena di spezie e profumi.

L’autore di questo libro è sempre stato un infaticabile camminatore. Gli piaceva addentrarsi per i quartieri newyorkesi dove nessun bianco avrebbe mai messo piede. Per lui era piacere e studio allo stesso tempo. Avventura e necessità di penetrare il mito di queste periferie. Egli osservava tutto e coglieva odori colori e rumori.

A tal proposito bisogna leggere Gangs Of New York di Herbert Asbury e Low Life. Lure and Snare of Old New York, di Luc Sante.

 

Per questo nei 15 pezzi che compongono il libro ci sono tanti pugili suonati, campioni dai piedi d’argilla, ex campioni e campioni al tramonto, giornalisti sconosciuti e piani sequenza di Manhattan alle cinque della mattina. Il colore di Talese è senza dubbio il blu di Prussia.

 

Anche quando ci racconta di uomini potenti e in ascesa il suo sguardo coglie le debolezze e le fragilità che supplioscono alla protervia del trionfo. Così è per Fidel Castro, così è per Frank Sinatra, nel 1966, ingessato dall’artrite reumatoide mentre nelle università divampavano le fiamme delle proteste. Cambiava l’America.

Sono ripresi e pubblicati stralci dall’articolo di Enzo De Mauro su Alias (Il Manifesto), sabato 5 febbraio 2011

Il libro

Gay Talese, Franck Sinatra ha il raffreddore, Bur, 2010

L’autore

Gay Talese sito Random House


 

 

 

AC

Potresti dirmi anche grazie, Paolo Di Stefano

14 gennaio 2011

Potresti dirmi anche grazie, ovvero Gli scrittori raccontati dagli editori (come recita il sottotitolo).

Un libro consigliato non soltanto agli addetti ai lavori ma anche, e soprattutto, ai lettori che entreranno attraverso queste pagine nel “retrobottega” di alcuni tra gli editori che hanno fatto la storia non solo culturale del nostro paese.

Lontano dalla tentazione accademica, Di Stefano è riuscito nell’impresa di un saggio che davvero si legge come un romanzo: una delle definizioni più abusate ma che mai come in questo caso si adatta alla piacevolezza di una lettura che sorprende e cattura dall’inizio alla fine.

Con un’eleganza e uno stile rari di questi tempi Paolo Di Stefano ci accompagna dietro le quinte di carta: tra le officine di Mondadori, Bompiani, Garzanti, Feltrinelli, ma anche Minimum Fax, E/O. Oppure, attraverso la voce di editori e autori protagonisti della cultura italiana (e non solo) dagli anni ’60 e ’90, dentro l’animo di scrittori, ritratti più spesso al ristorante o in trattoria che in redazione, con le loro debolezze e le loro passioni.

“Potresti dirmi grazie” è una storica frase rivolta da Cesare Pavese a Norberto Bobbio.

 

Articolo di Gian Paolo Serino apparso su Satisfiction (9)

 

Il libro

Paolo Di Stafano, Potresti dirmi anche grazie, Rizzoli, Milano, 2010

 

L’autore

Paolo Di Stefano è nato nel 1956 in Sicilia, ad Avola in provincia di Siracusa. È cresciuto a Lugano, nel Canton Ticino. Laureato all’Università di Pavia, di professione è giornalista.
Ha lavorato per il Corriere del Ticino e per La Repubblica.
Attualmente è inviato del Corriere della sera.

 

Le fotografie pubblicate sono di Henri Cartier-Bresson: la prima “Eunuco dell’ultima dinastia imperiale” del 1948; la secondaProstituta, Città del Messico”, anni’30.

 

 

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Fonte: Satisfiction (9);  Satisfiction.org